ALLA PROVA DEI FATTI TERMINA LA “LUNA DI MIELE” DI MARIO MONTI
“Il 25 luglio 1943, fra le contorsioni di una vergognosa e ridicola agonia si spense qui nella nostra oppressa e tradita terra italiana la bugiarda e nefasta famiglia fascista” Così scriveva il Prof. R. Romano nel 1° anniversario della caduta del fascismo a Padula(Sa).
E pure così sono state vissute, in tanta parte d’Italia, le dimissioni del governo Berlusconi la sera del 12 novembre 2011, causa l’irreversibile crisi d’un clan al potere che ha segnato di sè ben quattro governi ed un periodo politico di circa venti anni.
E con enfasi da “luna di miele” si è scritto anche, che tanta parte del popolo di sinistra ha
accolto l’insediamento contestuale e preorganizzato del Ministero Monti, dopo un intenso periodo di manicciosi indici di “spread” e di “default” propinati tra pranzo e cena agli italiani preoccupati e vogliosi di capire.
Ma non è affatto così!, non siamo agli arresti del 25 luglio ’43, né a Liberare Milano e Torino il 25 Aprile 1945.
Tuttavia l’aver occultato subito dentro la legittima richiesta di un poderoso respiro di aria pulita, la natura di classe di questo governo:
assai più decisamente liberale del precedente, e lo stesso ambito politico in cui è maturato: la più classica delle concezioni politiche della borghesia, se pure è stata opera di un’abile regia politica che ha sperimentato il neo-presidenzialismo del Capo dello Stato Napolitano nel negare il ricorso ad elezioni anticipate, accompagnato da una monocorde campagna mediatica rilevantissima, non ha retto che poco più di una ventina di giorni.
Oggi, infatti siamo a poche ore dal varo di minacciose misure di destrutturazione d’un intero sistema di diritti faticosamente conquistato con le lotte popolari di emancipazione. Misure richieste dalle oligarchie finanziarie dell’Europa, che convergono con gli interessi della nostrana Confindustria, benedetti questi ultimi da una gerarchia Vaticana sempre più attenta ad interpretare e ricondurre ad un nuovo centro politico cattolico, assai meno interclassista (dal convegno di Todi dell’ottobre 2011 in poi) il blocco sociale ed elettorale ex-democristiano-cattolico.
Tanto al netto degli interessi Nato e d’oltreatlantico che, senza alcun ripensamento questo
governo ancora mantiene, relativamente all’impiego attivo negli scenari di guerra presenti ed in corso di provocazione,delle forze armate della della Repubblica, in palese violazione dell’Art.11 della Costituzione, e non solo di quello.
E se pur emarginato così, è rimasto il Parlamento in cui sono arroccati i nefasti artefici che in quattro legislature hanno portato alla rovina economica il Paese e verso il quale i “tecnocrati al governo” dovranno atteggiarsi a capi politici per ottenerne il consenso.
E dunque non è il caso di attardarsi ancora in critiche o peggio in opposizioni tese alla scoperta dei nuovi tratti politico-antropologici che questi tecnocrati rappresentano o, per alcuni di loro, dei ben noti trascorsi.
La critica e la lotta deve stare nel merito delle cose che intendono fare, dei provvedimenti che intendono proporre al Parlamento ed al Paese, avendo attenzione a rafforzare il corpo delle alleanze sociali e politiche a partire dalla CGIL e dalla sinistra politica e sociale, necessarie per batterli e modificarli in senso
favorevole ai lavoratori ed alla gente dal senso comune squassato.
Sicchè in Aula potrebbe ridursi in brandelli è la maggioranza è la finta opposizione; ma anche il sedicente impianto d’una coalizione di centro sinistra, esempio affossando definitivamente il segretario del PD Bersani; ovvero potrebbe riprendere quota una maggioranza composta da 1/3 di centro destra+1/3 di centro sinistra+ 1/3 di terzo polo; ovvero prodursi una implosione contestuale e speculare del Pd e della PDL che potrebbe favorire il ritorno d’un neo-centrismo democristano sotto mentite spoglie.
Ovvero l’intero quadro politico della seconda repubblica potrebbe implodere ma anche ricomporsi in un ibrido blocco politico e sociale di segno assai moderato e conservatore, avverso ai lavoratori e consono al capitale. Non ultima l’attenzione della Corte Costituzionale a togliere d’impaccio il Governo Monti sulla questione del referendum elettorale.
Un quadro politico in fortissima evoluzione in cui la sinistra di classe ed i comunisti sono totalmente ininfluenti, oltrechè ancora assai incerti alcuni, sull’urgente necessità di rafforzare il patto della Federazione della Sinistra e ricomporre in un unico Partito la diaspora comunista.
E dunque, sono dell’avviso che faremmo loro un piacere se ancora ci intrattenessimo in analisi retrospettive di cosa rappresentano lor signori: li sappiamo avversari di classe!.
Per questo non è disdicevole cogliere la sfida del momento nel rimettere a posto i conti pubblici e rivolgendoci direttamente al Presidente del Consiglio, proponiamo misure assi più drastiche di quelle in animo e che colpiranno pesantemente i lavoratori, i pensionati, i giovanmi, i precari, i disoccupati.
Si cambi strada!, si vari una imposta patrimoniale da 10 miliardi; si recidano i 30 miliardi di finanziamenti a fondo perduto alle aziende, specie quelle che intendono demolire la contrattazione nazionale; si intervenga con una misura da 10 miliardi sui depositi in Svizzera cone già fatto da tedeschi e svizzeri; si fissi in 40 miliardi il recupero dall’evasione fiscale; si taglino di 10 miliardi le spese per guerre ed armamenti.
Si destini la metà di questi intrioti in misure per risanare i conti e l’altra metà per creare sviluppo crescita economica ed occupazione investento in istruzione pubblica e ricerca 20 miliardi; destinando ad un piano di concreto sviluppo del Sud 20 miliardi; e 10 miliardi vadano a forme di sostegno per giovani, precari e disoccupati.
Un diverso modo per cogliere e difendere gli interessi del Paese e della grandissima parte del popolo italiano.
Bari, 02/12/2011
Franco De Mario
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